Cinque antiche cappelle,
un itinerario spirituale
tra natura e storia

La Parrocchia di Sant’Orso, a Cogne, vi invita a percorrere un bellissimo itinerario culturale e di fede. Partendo dalla chiesa parrocchiale di Sant’Orso, si possono andare a scoprire le cinque antiche cappelle.

Un progetto comune

Il progetto è iniziato nel 2022 con l’intento di restaurare la cappella di San Bernardo, nella località Tarabouque, in quanto la struttura non era più utilizzabile. Dopo il restauro, con i materiali della tradizione, la cappella è tornata di nuovo fruibile alla comunità e ai visitatori che desiderano immergersi in un paesaggio di rara bellezza, in cui la vista spazia dall’ingresso del vallone del Grauson, con il versante minerario di Larsinaz, a Lillaz e alla Valnontey, con vista sul Gran Paradiso e sulla Grivola.

Oltre al restauro della cappella sono stati inseriti nel progetto il recupero del tratto di un antico sentiero non più in uso, che si innesta sul percorso panoramico di Gimillan, che conduce a Tarabouque e la valorizzazione delle cappelle presenti a Sonvilla, Moline, Montroz e Gimillan, individuando il percorsoTSAPELLE DE COGNE”: si tratta di un itinerario storico, passante nei luoghi di culto e presso alcuni oratori, che sale sui terrazzamenti sopra Montroz, e raggiunge la cappella a Tarabouque all’inizio del vallone del Grauson.

La conoscenza dei luoghi e delle storie della tradizione avviene attraverso la lettura della cartellonistica, sita presso le singole Tsapelle, che è parte integrante del progetto. 

Non da ultimo, il progetto ha reso possibile la realizzazione del nuovo sito web della Parrocchia di Sant’Orso.

L’impegno a portare avanti il piano dei lavori è stato possibile grazie alla Parrocchia di Cogne e al professionista Diana Costantini. I costi sono stati sostenuti dalla Parrocchia usufruendo dei finanziamenti del PNRR (Missione 1 – Digitalizzazione, innovazione, competitività e cultura, Component 3 – Cultura 4.0 (M1C3), Misura 2 “Rigenerazione di piccoli siti culturali, patrimonio culturale, religioso e rurale”, Investimento 2.2: “Protezione e valorizzazione dell’architettura e del paesaggio rurale” finanziato dall’Unione europea – Next GenerationEU), dei contributi della Regione autonoma Valle d’Aosta (L.R. 27/1993) e del Comune di Cogne per la segnaletica.   

La Parrocchia di Sant’Orso, in accordo con la Diocesi, intende promuovere un servizio culturale per la visita dei luoghi di testimonianza della fede insieme all’associazione “Chiese aperte nella Diocesi di Aosta” che coniughi il racconto della storia dei luoghi con la contemplazione delle bellezze naturali.

Un itinerario spirituale tra natura e storia

Scopri Le Tsapelle di Sonvilla, Ponte della Tina, Montroz, Gimillan e Tarabouque

Fondate tra il XVI e il XVII secolo, restaurate nei secoli XIX, XX e XXI, e dimostrano la perseveranza nella fede dei “cougnèn”. Il percorso, più accessibile nel primo tratto fino al Ponte della Tina, diventa più impegnativo nel secondo tratto, proponendo un dislivello di circa 300 metri in salita con zone anche in piano, lungo un tracciato molto panoramico.

Consulta la mappa

È possibile consultare la mappa del percorso direttamente dal sito cliccando su “vedi la mappa”, si consiglia tuttavia di scaricare anticipatamente la mappa sul proprio dispositivo evitando problemi di rete mobile.

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PARROCCHIA DI SANT’ORSO

COGNE CAPOLUOGO / ALTITUDINE 1535 M. SLM

Partendo dalla chiesa parrocchiale di Sant’Orso si possono andare a scoprire alcune antiche cappelle seguendo le indicazioni con il logo “Tsapelle de Cogne”. Per raggiungere la prima cappella del percorso proposto, dalla chiesa parrocchiale, si attraversa Desot-Veulla, la parte più bassa del capoluogo, per salire a Sonveulla, dal patois, sondzón che significa parte alta, in cima. Prima di intraprendere la salita su rue Linnea borealis (dal nome di un arbusto raro e protetto all’interno del Parco nazionale del Gran Paradiso) si passa di fianco alla Casa dell’Orologio, un’antica dimora che fu la maison di César-Emmanuel Grappein (1772-1855) sindaco di Cogne, intellettuale, medico e uomo di grande importanza per lo sfruttamento moderno delle miniere; a lui si deve nel 1812 il ripristino dello sfruttamento del filone di Liconi affidando ai soli abitanti del paese i lavori e i relativi proventi.
Le Tsapelle che incontrerete furono fondate tra il XVI e il XVII secolo, restaurate nei secoli XIX, XX e XXI, e dimostrano la perseveranza nella fede dei “cougnèn”. Il percorso, più accessibile nel primo tratto fino al Ponte della Tina, diventa più impegnativo nel secondo tratto, proponendo un dislivello di circa 300 metri in salita con zone anche in piano, lungo un tracciato molto panoramico.

CAPPELLA DI SONVILLA

SONVILLA RUE DES CLEMENTINES / ALTITUDINE 1570 M. SLM

Intitolata a Sant’Antonio da Padova (in origine Santa Margherita)
Patrono 3 febbraio, giorno di San Biagio

 

LA CAPPELLA

La cappella sorge in cima al capoluogo stretta tra le case e si offre all’improvviso allo sguardo del visitatore con la sua bella facciata dipinta. Essa vanta origini assai antiche, fu infatti fondata nel 1524 dal canonico della cattedrale Etienne Savin, originario di Cogne, e dedicata a santa Margherita. Essa era annessa alla cappella di Santa Barbara della cattedrale di Aosta fondata anch’essa dallo stesso Savin come da disposizioni testamentarie del 20 ottobre 1524 (notaio Jacques Bernardi). Già all’inizio del XVIII secolo, come risulta dai verbali di visita pastorale dei vescovi di Aosta, la cappella era in disuso e nel periodo della Rivoluzione francese i beni a essa appartenenti vennero venduti. All’inizio del XIX secolo era ormai in rovina e il vescovo di Aosta Aubriot de la Palme procedette all’interdizione. Pertanto la messa a santa Margherita fondata il 1° settembre 1833 dal rev. padre, ex cordelier, Pierre-Christophe Guichardaz, fu trasferita in chiesa, così come anche una seconda messa in onore di san Pantaleone, fondata in precedenza da Jean Pantaleon Jeantet il 10 settembre 1738 (Marguerettaz notaio).

La cappella venne integralmente ricostruita da Antoine Joseph Jeantet e benedetta il 13 giugno 1869. In quell’occasione, su richiesta del fondatore, venne dedicata a sant’Antonio da Padova, santo eponimo del fondatore, a cui il vescovo aggiunse anche san Giuseppe. Vi si festeggia san Biagio quale patrono di Sonvilla, il 3 febbraio. La cappella è stata nuovamente restaurata nel 1969.

 

Facciata, altare, arredi

Sulla facciata una decorazione a trompe-l’oeil dipinge una inquadratura architettonica con due colonne che reggono degli archetti pensili neogotici. In alto in un grande medaglione è posta l’immagine della Pietà. A livello inferiore, entro tre nicchie con cornici neogotiche, si trovano le immagini di sant’Antonio da Padova al centro, patrono della cappella dal 1869, sant’Orso a destra, patrono della parrocchia, e san Grato a sinistra, patrono della Diocesi.

All’interno un altare ottocentesco in legno dipinto e dorato reca al centro una tela raffigurante sant’Antonio col Bambino Gesù. Sulla volta interna del coro grandi medaglioni raffigurano al centro san Giuseppe e ai lati simboli eucaristici. Sulla volta dell’abside la Santissima Trinità in forma di triangolo con un occhio al centro e una scritta in ebraico tratta dal Salmo 16, versetto 8 “Io pongo sempre innanzi a me il Signore” (con un piccolo errore di ortografia). 

 

Proseguendo l’itinerario dalla cappella di Sonvilla per dirigerci verso il Ponte della Tina, si  sale lungo via  delle Clementine (forse dal nome femminile storicamente molto comune a Cogne) e si lascia sulla destra la Maison Gérard-Dayné, dal nome di due famiglie storiche di Cogne, antica casa rurale risalente al XVII secolo e ora interessante museo etnografico.

Seguendo le indicazioni con il logo “Tsapelle de Cogne” si scende sulla sinistra, lambendo le ultime case di Sonvilla, per dirigerci verso la confluenza tra i torrenti Urtier e Grauson  dove si trova la cappella di Sant’Antonio, tappa n. 3 del percorso, collegandoci alla via Miniere di Cogne fino alla strada pedonale sterrata nel bosco per Champlong e Lillaz.

La cappella si situa vicino alla strada comunale ed ai ponti, il vecchio ponte in pietra dei primi del Settecento, solo pedonale, da cui si può godere di uno scorcio sul Monte Bianco, ed il nuovo ponte stradale che mette in comunicazione il capoluogo con le frazioni di Moline, Lillaz, e le frazioni più in alto, fino a Gimillan. La cappella di Tarabouque è raggiungibile solo a piedi.

CAPPELLA DI PONTE DELLA TINA

MOLINE PONTE DELLA TINA / ALTITUDINE 1542 M. SLM

Intitolata a Sant’Antonio da Padova
Patrono 13 giugno

 

LA CAPPELLA

Il 23 settembre 1617 Jean Pantaleon Guichardaz fece un legato a favore della cappella di Moline per la fondazione di due messe, una il giorno di sant’Antonio da Padova, patrono della cappella, e l’altra il giorno della decollazione di Giovanni Battista, e di una processione in occasione della festa della nascita di Giovanni Battista. Essa venne inizialmente denominata “la chapelle des Guichardaz” poiché costruita per volere di questa famiglia.

Nel verbale della visita pastorale del vescovo di Aosta del 1700 la cappella viene descritta come ben costruita e in attesa di benedizione, forse perché da poco ristrutturata. Alla fine del XIX secolo versava in pessime condizioni e venne interdetta al culto. Venne restaurata e benedetta nel 1926 a spese della Società delle miniere e della parrocchia.

L’ultimo intervento di restauro risale agli anni 2012-2013 e si è concluso nel 2014. Purtroppo trovandosi così vicina alla strada comunale la muratura della cappella è soggetta all’accumulo e al prolungato contatto con la neve durante l’inverno.

 

Interno, altare, arredi

Possiede al suo interno un pregevolissimo altare ligneo datato 1748, assegnabile alla mano degli scultori Gilardi, dalla Valsesia, che purtroppo è stato pesantemente depauperato dai furti perpetrati negli anni 1974-1975. La struttura era infatti popolata da una moltitudine di statue tra cui quelle della nicchia centrale raffiguranti sant’Antonio da Padova inginocchiato di fronte al Bambino Gesù e i santi Giovanni evangelista e Giovanni Battista, nel registro superiore era collocata la figura della Madonna con la statua dell’apostolo Pietro e quella di sant’Andrea a destra, unica superstite dopo i furti. I santi ora inseriti nell’altare provengono da un’altra cappella non più esistente, la cappella oratorio dei Perret che si trovava lungo la strada che dalla chiesa parrocchiale portava al cimitero (attuale via Dr. Grappein). Oggi nell’altare si affiancano al sant’Andrea originale: sant’Antonio abate, san Grato, sant’Anselmo e due sculture di Madonna.

Dalla cappella proviene un crocifisso con la Madonna e Giovanni evangelista del XVI secolo, già collocati all’arco trionfale.

 

Proseguendo l’itinerario dalla cappella di Moline vale la pena di attraversare a piedi il ponte della Tina sul torrente Urtier, subito a valle della confluenza con il torrente Grauson, per ammirare l’antica struttura in pietra e l’impetuosità del torrente che ha scavato le marmitte dei giganti: da queste interessanti formazioni a “catino” nella roccia deriva il toponimo “pon de la teunna” in patois. Dal ponte si può godere di un raro scorcio sul Monte Bianco. 

Costruito in pietra nel 1715, con una ampia arcata a tutto sesto, si fonda ai lati su due massi rocciosi; si ricorda che sia questo ponte e sia il Pont d’Aël, ponte acquedotto di epoca romana sito nel comune di Aymavilles, non hanno sofferto la terribile inondazione del 1846, che distrusse ben 16 ponti in tutta la Valle d’Aosta. 

Attraversato il ponte, si prosegue l’itinerario verso il Villaggio minatori: seguendo le indicazioni con il logo “Tsapelle de Cogne” si sale lungo il costone a fianco del torrente Grauson, dove ci sono alcuni gradini e il cartello della sentieristica regionale, si seguono i tornanti della vecchia strada comunale per Gimillan e superato il Centro espositivo Parco minerario della Valle d’Aosta e della miniera di Cogne, si raggiunge la strada comunale per Gimillan; sul muro del tornante, prima di immettersi sulla nuova strada comunale, si trova una pietra incisa che ricorda il luogo ove sorgeva una cappella ottocentesca, in località Les Bioles; da qui poche centinaia di metri e si raggiunge l’isolata cappella di Montroz, tappa n. 4. 

CAPPELLA DI MONTROZ

MONTROZ / ALTITUDINE 1675 M. SLM

Intitolata a Notre-Dame de Pitié
Patrono primo mercoledì dopo Pasqua

 

LA CAPPELLA

Si ignora la data di fondazione dell’antica cappella di Montroz che nel 1693 venne interdetta e chiusa al culto dal vescovo di Aosta perché in cattive condizioni e priva dei paramenti necessari. 

Nel 1711 sullo stesso luogo venne eretta una nuova cappella e il 5 aprile dell’anno successivo fu redatto l’atto di fondazione da parte degli abitanti di Montroz e di alcuni di Tarabouque. In quell’occasione venne stabilito che la festa patronale venisse celebrata il mercoledì dopo Pasqua. 

La cappella è stata restaurata nel primo decennio del XXI secolo, con inaugurazione l’8 agosto 2009.

Una seconda cappella, oggi non più esistente in quanto fu alienata e demolita nella prima metà del XX secolo, era situata poco più a valle. Fu fondata da Jean Pantaléon Guichardaz il 3 aprile 1821, in onore del Santo Sudario, la cui festa patronale cadeva il 4 maggio. Il fondatore dotò la cappella di ricche rendite, ulteriormente incrementate dallo stesso il 21 marzo 1828 con un secondo legato, in occasione del quale egli fondò anche una processione annuale che dalla chiesa saliva alla cappella. La costruzione dell’edificio iniziò quando il fondatore era ancora in vita e fu conclusa a opera della fabbrica della chiesa di Cogne. La dedicazione al Saint-Suaire di questo nuovo edificio ottocentesco avvenne il 18 maggio del 1832. Una notizia curiosa relativa a questa cappella è riportata in un registro conservato nell’archivio parrocchiale: «Il est à regretter qu’on ait adopté pour ce sanctuaire si riche et si exposé à la vue un plan tel qu’on le prendrait pour une maison de campagne». L’edificio era orientato sull’asse nord-sud. La porta d’ingresso era sul lato a ovest, lungo la strada, mentre sulla parete nord vi era una sorta di finestra al piano terra che consentiva di vedere l’interno e capire che si trattava di una cappella. La cappella possedeva all’interno due piccole tribune poste di fronte all’altare, due quadri e la Via crucis. La dedicazione al Saint-Suaire di questo nuovo edificio ottocentesco, avvenne il 18 maggio del 1832.  Nella prima metà del XX secolo era in pessimo stato e necessitava di restauri ingenti, ma venne demolita: una pietra posta sul muro di contenimento della vecchia strada comunale, che scende da Montroz verso il Villaggio Minatori, ricorda il luogo ove sorgeva questa seconda cappella ottocentesca, con incisa la data 1822 – in località Les Bioles. 

 

Interno, altare, arredi

Al suo interno la cappella di Notre-Dame de Pitié di custodisce un altare ottocentesco in muratura a finto marmo e stucchi policromi a imitazione del marmo, caratterizzato da due colonne tortili scure che contrastano con i capitelli in stucco bianco. Ai lati dell’altare sono poste le statue dei santi Grato e Giocondo, patroni della diocesi aostana, mentre al centro è posta una tela raffigurante la Nostra Signora della Pietà, titolare della cappella, con san Giovanni evangelista e Maria Maddalena. 

Il medesimo soggetto caratterizza la tela dell’altare originario, realizzato in legno con colonne tortili, ancora oggi conservato nell’aula della cappella e databile al primo quarto del XVIII secolo. 

Nell’aula della cappella è conservato un grande quadro di notevole interesse: databile al XIX secolo, raffigura la Sacra Sindone sorretta dalla Vergine, Giuseppe d’Arimatea, la Maddalena, san Giovanni e Nicodemo, con una ricca cornice dipinta; il quadro proveniva dalla cappella ottocentesca, situata in località Les Bioles, oggi non più esistente.

 

Proseguendo il nostro percorso con le indicazioni “Tsapelle de Cogne”, per raggiungere Gimillan e la tappa n. 5 con la cappella intitolata a San Pantaleone dalla cappella di Notre-Dame de Pitié si attraversa l’inizio della frazione di Montroz e dopo le prime case si sale sulla sinistra lungo un percorso panoramico, in mezzo ai campi che nell’Ottocento e fin verso la metà del Novecento erano coltivati a segale. Si attraversa poi la strada comunale e, tenendosi sulla sinistra, si riprende il sentiero dove si trova un oratorio privato della famiglia Jeantet; raggiunta Gimillan si entra nella frazione, dove si possono trovare incantevoli scorci panoramici sulla Valnontey, tenendo la sinistra (Strada comunale Glarey) e  salendo su via 

E’ possibile da Montroz fare una variante per la visita della miniera di magnetite di Cogne, la più importante della Valle d’Aosta. Per accedere alle miniere, in corrispondenza del primo marcato tornante poco oltre la cappella di Montroz, si prende la stretta strada che si stacca a destra raggiungendo l’azienda agricola Costa del Pino, nell’omonima località; da qui parte una pista carrozzabile che conduce alle miniere, tra le più alte in Europa.

CAPPELLA DI GIMILLAN

GIMILLAN / ALTITUDINE 1787 M. SLM

Intitolala a San Pantaleone
Patrono 1 maggio

 

LA CAPPELLA

La cappella di Gimillan risale al XVII secolo. Sappiamo infatti che il 6 giugno 1654 due abitanti del villaggio, Antoine e Panthaléon Guichardaz, istituirono un legato per una messa in onore di san Pantaleone da celebrarsi annualmente nell’edificio sacro, fatto costruire in precedenza dal loro padre Antoine Guichardaz. 

Di piccole dimensioni, la cappella venne ingrandita verosimilmente intorno alla fine del secolo. Nel 1693 era stata infatti “interdetta” dal vescovo di Aosta poiché era troppo “attaccata” alle case limitrofe. In ottemperanza a tale indicazione è verosimile che essa sia stata ricostruita e ampliata subito dopo, tanto che nel 1700 risultava “ben costruita e ben ornata”. 

Diversa è la situazione nel XIX secolo: nel 1819 la cappella versava in pessime condizioni e nel 1826 venne chiusa al culto. Dopo essere stata restaurata, nel 1845 fu dotata dei quadri della Via Crucis e nel 1846 gli abitanti del villaggio vi fondarono una messa, da celebrarsi ogni anno il 18 ottobre, per invocare la protezione contro inondazioni e frane. 

Nel 1852 Sabine Charence, vedova di Isidore Ruffier, istituì un legato per una processione annuale che dalla cappella raggiungeva l’oratorio di Croquenille, costruito dai suoi fratelli Jean e Tobie Charence. Nel 1859 fu costruito all’angolo meridionale della cappella l’alto campanile dotato di orologio e il 27 settembre 1883 esso fu dotato di una nuova campana. 

Nuovamente restaurata negli anni 1925-’26 e ancora nel 1980 con il rifacimento del tetto. 

Il patrono, che originariamente si festeggiava il 27 luglio, giorno di San Pantaleone, venne traslato al 1° maggio al fine di consentire ai dipendenti della vicina miniera di partecipare, in un giorno comunque non lavorativo. Il primo maggio coincide anche con la festa di San Giuseppe artigiano, istituita da papa Pio XII nel 1955  durante il decennale delle Acli.

 

Interno, altare, arredi

La cappella custodisce al suo interno un altare in legno intagliato, dipinto e dorato, datato 1750, con le statue di san Pantaleone, in abiti orientaleggianti in quanto originario di Nicodemia, di san Pietro, di sant’Antonio abate e della Vergine Maria, posta in alto nella nicchia della cimasa. Scandita da colonne tortili, la struttura colpisce per la ricchezza  rococò dei suoi intagli ed è assegnabile alla mano degli scultori della famiglia Gilardi, originari di Campertogno in Valsesia, attivi anche per gli altari della chiesa parrocchiale e di altre cappelle di Cogne.

 

Per raggiungere la cappella di San Bernardo in località Tarabouque, tappa finale n. 6 del percorso, dalla cappella di San Pantaleone di Gimillan, si costeggia il fianco meridionale della cappella, lungo la strada comunale, si oltrepassa un’area parcheggio, e dopo la curva a destra si scende di pochi metri; da qui la segnaletica “Tsapelle de Cogne” indica di svoltare a sinistra, passando di fianco alla vecchia scuola del villaggio, oggi adibita a negozio caffetteria. Di fronte si trova la partenza dei sentieri per il vallone del Grauson, indicati con la segnaletica regionale gialla, e dove si trova anche la segnaletica per le “Tsapelle”. 

Si imbocca il sentiero, in partenza uguale per tutti gli itinerari, e si sale tenendo la destra, seguendo le indicazioni con il logo “Tsapelle de Cogne”.  Si percorre un tratto del percorso panoramico di Gimillan, da qui si devia sulla sinistra, sull’antica traccia ripristinata che conduce a Tarabouque, giungendo proprio davanti alla cappella di San Bernardo.  

CAPPELLA DI TARABOUQUE

TARABOUQUE / ALTITUDINE 1832 M. SLM

Intitolata a San Bernardo d’Aosta
Patrono 15 giugno

 

LA CAPPELLA

La cappella venne edificata dagli abitanti della frazione il 27 novembre 1657. In origine doveva trattarsi di un edificio di piccole dimensioni a pianta rettangolare. Sulla trave di colmo si legge la data incisa 1752. Nella prima metà del XVIII secolo, nei verbali di visita pastorale del vescovo di Aosta, la cappella viene descritta sempre in buone condizioni e nel 1762 fu oggetto di un importante legato disposto per testamento da Jean-Ours Bochet.  

Sulla facciata, eseguendo le indagini stratigrafiche prima del restauro, è stata svelata in parte una iscrizione, che era stata coperta da più stesure di calce, posta al di sotto delle lettere “NA” della scritta più tarda di intitolazione della cappella. L’iscrizione completamente rinvenuta sulla facciata durante il restauro “Jovannes Petrus Bochet 1780” e la scritta «IPBF 1781» dipinta su un fianco dell’altare ci consentono verosimilmente di attribuire un successivo intervento di restauro alla medesima famiglia Bochet del legato intorno al 1780-’81.

Nel 1849 la cappella venne ingrandita con la costruzione dell’abside, visibile sul retro, leggermente più stretta.  La cappella venne poi restaurata negli anni tra il 1927 e il 1928. 

L’ultimo restauro, che ha coinvolto tutte le strutture,  quali tetto, campanile, murature, intonaci, pavimento, porta, finiture interne, è stato condotto negli anni 2023-2025 grazie ai fondi del PNRR e al contributo della Regione autonoma Valle d’Aosta (in particolare per il restauro delle facciate esterne, degli arredi lignei policromi e della tela seicentesca). 

 

Interno, altare, arredi

L’arredo originario della cappella seicentesca era costituito da una tela datata 1656 raffigurante i santi Antonio e Bernardo e un’antica statua seicentesca di san Bernardo, ora conservata in parrocchia. 

Al XVIII secolo e precisamente al 1765 data l’attuale altare ligneo, dipinto e dorato, come testimoniato dall’iscrizione rinvenuta nella nicchia centrale; l’altare custodiva al centro una coeva statua di san Bernardo con il diavolo incatenato, accompagnata ai lati da quelle delle sante Margherita e Agata. Nella cimasa in alto era posta la statua della Vergine con i santi Antonio e Giovanni evangelista. Le sculture sono normalmente custodite in chiesa parrocchiale e trasportate sul posto in particolari occasioni, quali la festa del patrono. 

La scultura di San Bernardo più antica, databile alla metà del Seicento, mostra il Santo che indossa l’abito dell’arcidiacono della Cattedrale di Aosta costituito da veste dal rocchetto bianco e la corta mantellina detta almuzia. In mano regge il bastone arcidiaconale.

La scultura più recente del San Bernardo è riferibile agli anni Sessanta del 1700, verosimilmente in concomitanza con le realizzazione dell’altare.

 

Tra storia e leggenda

Alla cappella di San Bernardo d’Aosta di Tarabouque si lega una famosa leggenda. Ogni anno in primavera era consuetudine che una processione salisse fino alla cappella, ma ogni volta il diavolo si dilettava a catturare l’ultimo fedele della fila. San Bernardo decise di mettersi in fondo alla processione e quando il diavolo si avvicinò gli gettò al collo la sua stola benedetta, che di fronte al tentativo del diavolo di divincolarsi si trasformò in una ferrea catena e lo costrinse poi a sprofondare in un abisso.

La storia del “Bèquet de Tarabouque” si intreccia anche con la storia dello sfruttamento dei giacimenti minerari. Secondo la tradizione, nel 1854 il governo Sardo concesse a dei forestieri lo sfruttamento del filone di Larsinaz, ma ben presto il malcontento iniziò a serpeggiare tra gli operai locali, che lamentavano il trattamento irrispettoso e poco attento alla realtà sociale del luogo da parte di quegli industriali stranieri. La protesta si concretizzò. Nottetempo, i congiurati salirono alla miniera (1.899 m) e bruciarono tutte le slitte per il trasporto del minerale; da Cogne, pur vedendo le alte fiamme provenire dalla miniera, nessuno si mosse. La ditta mineraria denunciò il fatto alla magistratura di Aosta che, credendo in una rivolta, fece salire a Cogne tutti i carabinieri possibili e due compagnie di bersaglieri. Il giudice istruttore interrogò i numerosi sospettati i quali rivelarono tutti che l’autore del crimine era stato il “Bèquet de Tarabouque”, il diavolo di Tarabouque nel patois di Cogne; non comprendendo il dialetto locale, gli inquirenti pensarono ad un capo banda. Insomma, i soldati condotti alla chiesetta irruppero credendo di trovarvi asserragliato il malvivente e invece videro solo la statua di San Bernardo con incatenato il “bèquet”.

Presso la cappella di San Bernardo si gode da un lato la vista sul Parco e sulla vetta del Gran Paradiso, e dall’altro lato sui versanti della Valeille e della Valnontey.

Da qui si può proseguire nel vallone del Grauson verso l’oratorio di Réventì ed altre piccole edicole e cappelline più recenti, salendo sulla sinistra lungo il sentiero n. 8.  

 

CAPPELLA DI GIMILLAN 

Pellegrinaggio verso Saint-Marcel, al Santuario della Vergine de Tout Pouvoir di Plout

Tutti gli anni dalla cappella di Gimillan parte una processione in notturna che sale nel vallone del Grauson. Pellegrinaggio che si svolge la seconda domenica di settembre in concomitanza con la Festa di Santa Croce a Saint-Marcel (la domenica più vicina alla festa di Santa Croce del 14 settembre). Non solo i “cougnèn” partecipano al pellegrinaggio, ma dal 2007 si sono aggregati anche dei pellegrini provenienti da Saint-Marcel e da altri comuni della Valle d’Aosta. Per loro il ritrovo è alle 21 al parcheggio dell’area Pocher di Saint-Marcel da dove raggiungono Gimillan in pullman per poi aggregarsi ai “cougnèn”. Il ritrovo per i pellegrini di Cogne è fissato per le 22 alla Cappella di Saint-Pantaléon a Gimillan attrezzati di pila frontale e buona volontà. La camminata durerà tutta la notte con soste al Rifugio Grauson, La Petite Chaux e Chuc e arrivo al Santuario di Plout domenica verso le 9. Giusto il tempo di una colazione all’Antica Rettoria, poi è prevista la messa. Il percorso non è tecnicamente impegnativo, ma lungo: i chilometri da percorrere sono 23 con un dislivello di 1.135 metri in salita e 1.972 metri in discesa per un totale di circa 9 ore di cammino. La giornata continuerà poi in festa con un pranzo sociale. 

Da qualche anno si propone anche una versione diurna del pellegrinaggio per chi non riesce a camminare tutta la notte e preferisce la luce del giorno: si chiama La Grande Traversée e si svolge nel mese di luglio.      

Pellegrinaggio verso Saint-Marcel,
al Santuario di Plout

Da sempre il vero pellegrinaggio è notturno e si svolge tutti gli anni la seconda domenica di settembre in concomitanza con la Festa di Santa Croce a Saint-Marcel.

Pellegrinaggio notturno di settembre

Non solo i cogneins partecipano al pellegrinaggio, ma dal 2007 si sono aggregati infatti anche dei pellegrini provenienti da Saint-Marcel o altri comuni della Valle d’Aosta.
Per loro il ritrovo è alle 21 al parcheggio dell’area Pocher di Saint-Marcel da dove raggiungono Gimillan in pullman per poi aggregarsi ai cogneins. Il ritrovo per i pellegrini di Cogne è fissato per le 22 alla Cappella di Saint-Pantaléon a Gimillan attrezzati di pila frontale e buona volontà. La camminata durerà tutta la notte con soste al Rifugio Grauson, La Petite Chaux e Chuc e arrivo al Santuario di Plout domenica verso le 9. Giusto il tempo di una colazione all’Antica Rettoria, poi, alle 10,30, è prevista la messa. Il percorso non è tecnicamente impegnativo, ma lungo: i chilometri da percorrere sono 23 con un dislivello di 1.135 metri in salita e 1.972 metri in discesa per un totale di circa 9 ore di cammino. La giornata continuerà poi in festa con un pranzo sociale.

La Grande Traversée, la diurna di luglio

Da qualche anno si propone anche una versione diurna del pellegrinaggio per chi non riesce a camminare tutta la notte e preferisce la luce del giorno: si chiama La Grande Traversée.